VACUUM MANDALA – una notte epocale

Tiziana Colusso 

Vacuum mandàla 

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 V a c u u m   – una parete liscia nel campo dell’infinito divenire

cui nulla aderisce:

e scivola la materia come brina su vetri sporchi di addii

stanze vacue di un canzoniere più malinconico del previsto:

ma cosa è prevedibile in questo brodo quantico

dove i fenomeni fluttuano

beati in una beanza d’infinito v a c u u m ?

 

né mai più conterrò le sacre sponde

dove ogni corpo fanciulletto giace

in onde di quiete placentare –

v a c u u m  che si propaga

come un suono

anzi un’eco di suoni suonati altrove

frasi affioranti nel bla bla budellico

spacciato per  monologo interiore –

e la colpa è sempre di questo benedetto  v a c u u m

 

svuota il vaso, libera i pensieri, restituisci il peccato al peccatore

e il vino all’oste della malora, all’amico dell’ultima ora –

vuoto smagliante nuovo di zecca che risuona zecchino

di un non-pensiero indicibile

ma così intenso che ogni volta mi scendono le lacrime

vuoto gravido di ogni altro pensiero

per noi che non avemmo gravidanze,  né mai più –

mi soccorre la fisica quantistica che elogia il vuoto immenso

culla di ogni particella

fasci energetici vibranti

che sfrecciano senza padrone (senza ni toit ni loi oserei dire)

nel grembo di questa immensa madre vacua –

 

come le stelle lontanissime di un’estate non meno lontana –

fine degli anni ’60: gli uomini premono grossi piedi chiodati

sulla pelle della luna,

mentre i miei brindano coi vicini di villeggiatura

io contagiata dall’entusiasmo occidentale e familiare

vago nel mio stato fra carne e pesce

a guardare da un terrazzo su valle

l’immensità di questo v a c u u m  solenne

che si offre anche a me

ragazzina priva di razzi propulsori

count down e Cape Canaveral

e di bandiere da piantare maschiamente

ben in fondo ai crateri della luna –

 

il vuoto immensamente immenso

mi si apriva in quella notte epocale

con uno sgomento che ancora mi riempie di lacrime –

ancora e sempre:

a ogni meditazione ben riuscita

a ogni pausa

a ogni senso di respiro aperto

avvolta di non-materia più calda della lana

di non-pensiero fecondo d’ogni possibile –

 

io, piccola samurai

in piedi diritta su un balcone di villeggiatura,

immobile nel bel mezzo del vuoto

in saecula saeculorum

anche quando sarò polvere

insieme a questo foglio e a questo mondo

e la bandiera sulla luna sarà stata strappata

dal vento universale che tutto appiana – e tutto

sarà ancora una volta e per un momento

 

v   a   c   u   u   m

 

(da IL SANSCRITO DEL CORPO, Fermenti 2007)