11 giugno 2026. La voix humaine…. Inizio con questa suggestione oggi il mio nuovo blog, che è stato incastonato nel menu del mio sito, ristrutturato magistralmente da Rachele Muzio. Sappiamo che « La voix humaine » è un’opera musicale sotto forma di monologo telefonico, composta nel 1958 da Francis Poulenc, a partire dal monologo con lo stesso titolo scritto da Jean Cocteau. Oggi il monologo potrebbe essere un lungo vocale per whatsapp, che è la nuova scena teatrale dei rapporti e della fine dei rapporti…ma insomma, per me è solo un punto di partenza per presentare il mio nuovo blog, con il quale riassorbo in me il logo/concept di formafluens© che ho creato nel 2009, a partire da forma +fluens. Per tutti questi anni ha camminato nel mondo una” Formafluens Magazine”, rivista telematica, cartacea e poi di nuovo telematica, con un numero ISSN, con una redazione, strutturata con recensioni, interviste, traduzioni di poesia. Ora, il sito www.formafluens.net rimarrà fermo come documentazione storica, e io porterò avanti quando e come posso un discorso fluido e monologico, una voix humaine, un cahier d’écrivaine che racconta incontri, scontri, letture, paure, per decenni ho tenuto cahier scritti, dall’inizio degli anni 80 fino a pochi anni fa, ma ora questo fluido blog sarà il contenitore dei miei scritti in corsa, serbatoio di pensieri, di relazioni umane, di progettualità e di necessarie soste. Un serbatoio informale di ogni possibile scrittura.
Questa settimana, ho visto il denso film di Gianfranco Pannone, “Devozioni”, girato in Lucania, sulle tracce del Vangelo pasoliniano. Per me la Lucania è terra speciale, terra di relazioni dense e fondanti: negli anni 80 nella zona di Lagonegro, negli anni 90 a Sant’Arcangelo di Potenza, due lembi dell’appenino Lucano. Il film di Pannone è un omaggio alla Lucania arcaica ma anche segnata dalle pale eoliche e dal petrolio. Io so che nulla può diluire l’anima luminosa e primitiva della Lucania, quel sacro che passa nelle voci e nei canti devozionali è un sacro che unisce l’anima alla terra, e le radici che stanno in terra stanno salve. La mia terra è un’Etruria inventata, tra Marzabotto e Cerveteri, con radici parecchio aeree, come quelle di una baronessina rampante calviniana, ma ha la potenza di opporsi alla decadenza romana: io tifo sempre per gli etruschi, e spero di tornare presto a riconnettermi con le radici, poiché la capitale mi sembra marcescente da tanti punti di vista. Sono stata alla presentazione delle “Favole d’etruria” (Editlet) di Paolo Carlucci, presentato con la passione sua nativa da Marco Onofrio. Ecco, il filo etrusco andrà ripescato, e condiviso, e dipanato…. E per oggi finisco qui, dato che è il mio compleanno mi dedicherò dopo una giornata di lavoro ad un meritato aperitivo…

