Intervista a Tiziana Colusso di Mary Poltroni su LENGUA DE STRIGA (Bertoni 2024) al Salone del Libro 2024

Intervista a Tiziana Colusso di Mary Poltroni, attrice e autrice teatrale, per la presentazione del volume Lengua de striga (Bertoni 2024) presso lo stand FUIS, in occasione del Salone Libro Torino 12 maggio 2024. Presentiamo una sintesi di tale intervista, alla quale ha partecipato anche l’editore, Jean Luc Bertoni.

D: Tiziana Colusso è un’autrice poliedrica. La sua scrittura ha incontrato mondi diversi durante il suo denso percorso: la poesia, il racconto, la fiaba, il saggio, il romanzo e il teatro. Una qualità che desidero mettere in luce è il forte carattere identitario del suo scrivere. Un obiettivo perseguito da ogni scrittore. Lei ci è sicuramente riuscita lasciando sulla pagina un segno riconoscibile sia per le tematiche affrontate sia per l’uso attento e originale delle parole. Questa riconoscibilità la ritroviamo anche nella sua drammaturgia, prodotta nel tempo e raccolta in Lengua de Striga. Qual è stata la spinta che ti ha fatto decidere di riunire in un’unica opera i tuoi testi teatrali?

 

R: L’occasione è stato l’incontro – fortuito come tutti gli eventi cruciali – con la regista teatrale Christine Hamp, di origine austriaca ma operante da molti anni in Italia con un suo gruppo di teatro. Christine è capitata alla presentazione della plaquette de Il Precipizio – Teatro delle voci per Donatella e Rosaria, testo che ora è ripubblicato nel volume Lengua de Striga, siamo rimaste in contatto e mi ha proposto di acquisire i diritti del testo per la messa in scena. Ne è nato uno spettacolo multimediale straordinario, che volutamente ho atteso di scoprire la sera della prima, non ho voluto nemmeno partecipare alle prove, ed è stata un’emozione grandissima. Da quell’occasione (la prima di una serie di tappe che lo spettacolo farà in vari teatri) è affiorata la decisione di riprendere il filo del mio rapporto con il teatro, ricostruendo tutte le tappe, e mettendo insieme i testi che, a partire dagli anni ’90, ho partorito, lasciandoli in parte inediti, e in parte pubblicandoli in plaquette o in antologie. Di questo “filo del discorso” fanno parte anche le testimonianze raccolte alla fine del volume, con il regista teatrale e artista visivo Enrico Frattaroli, il docente di teatro moderno e contemporaneo Lorenzo Mango, il critico e scrittore Plinio Perilli e la stessa regista Christine Hamp.

 

D: Il vero grande protagonista delle tue drammaturgie è la voce. Nelle tue opere le voci si affastellano, si sovrappongono, si stratificano, si completano anche all’interno di uno stesso personaggio. Una caratteristica che concentra i tuoi testi sotto un comune denominatore: “teatro delle voci”. Ci racconti perché la voce è così centrale in Lengua de Striga?

 

R: Le mie storie non sono costruite intorno a “personaggi” a tutto tondo, sociologicamente o storicamente delineati, come quelli della drammaturgia classica. Con le avanguardie storiche e le neoavanguardie, il personaggio si è sgretolato, è diventato “funzione” testuale o voce fantasmatica, o addirittura è stato soppresso, ad esempio dal Teatro Immagine che si faceva negli anni ’80. Ma io sono una scrittrice e naturalmente per me il testo è importante, anche nella dimensione teatrale: un testo tuttavia contaminato dalle modalità ellittiche ed evocative della poesia, dove le parole sembrano sorgere dalla densità del silenzio più che dalle “azioni” dei personaggi. Per questo ho definito i miei testi come “drammaturgie poetiche”, la scintilla della poesia agisce proprio attraverso le voci che diventano personaggi.

 

D: Dove hai trovato l’ispirazione per questo titolo?

R: Questa è una bella domanda. Mi rendo conto che un titolo come Lengua de striga possa non essere immediatamente comunicativo, sia pure con il correttivo del sottotitolo esplicativo Teatro delle voci.  Per me lengua de striga è anzitutto un suono, un’onomatopea che porta un’eco di magia, di mistero, di evocazione di lingue sconosciute, di lingue inventate.  L’ho utilizzata come titolo di uno dei sette testi che sono raccolti nel volume, e che tratta appunto di magia, attraverso l’evocazione di formule magiche in latino, iscrizioni in etrusco, nella lingua dei riti brasiliani di origine africana ed altre lingue. In particolare, l’espressione “lengua de striga” è ricavata dal flusso testuale di un poemetto del poeta Cesare Ruffato – citato nel volume – in volgare padovano, una lingua locale ma di grande risonanza poetica. Del resto, le formule magiche sono anzitutto suono, mantra, risonanza. Quando ho dovuto scegliere il titolo generale del volume, ho deciso di utilizzare proprio il titolo di questo testo, il più misterioso e suggestivo.  

D: Il teatro è un luogo di esperienze e avventure collettive. Qual è il tuo rapporto con il teatro? C’è un momento particolare in cui è nato? E a che punto è oggi?

R: Come spiego in dettaglio nella nota introduttiva al volume, il mio rapporto con il teatro è iniziato molto presto, nei primi anni 80, al tempo di una straordinaria avventura dell’avanguardia teatrale, della quale ho avuto la fortuna di essere testimone. Conducevo al tempo una trasmissione radiofonica proprio sul teatro, per una radio privata, e poi ho ampliato l’interesse in vari modi. La scrittura dei testi, invece, è venuta più tardi, e per lungo tempo è stata marginale rispetto a scritture di prosa o di poesia, forse perché sono consapevole che nel teatro ciò che fa veramente la differenza è la dimensione di realizzazione scenica, rispetto alla quale il testo è un punto di partenza. Certo, ancora oggi leggiamo testi di teatro scritti lungo i secoli, rappresentati in molti modi o mai rappresentati, e il valore di testimonianza è comunque importante. Sto leggendo in questo periodo il teatro di un maestro della poesia come Elio Pagliarani, raccolto in un volume antologico di Marsilio. Si capisce che manca la dimensione performativa, per la quale i testi erano stati concepiti, ma sono comunque testimonianze di tutta una fondamentale stagione artistica.

R: Lengua de Striga racconta sette storie di donne, tre delle quali su violenze di genere. Quanto senti il bisogno nelle tue scritture di affrontare questo tema e di parlare del mondo delle donne?

R: In verità non lo decido a tavolino, astrattamente. Scrivendo, l’attenzione va naturalmente verso ciò che me è significativo come nucleo di senso e di emozione. È quello che definisco come “état de poesie”, stato di poesia, che non è la scrittura di versi ma uno stato interiore di densità emotiva e simbolica. Da questo nucleo si sviluppano le storie. Le donne delle mie storie sono molto diverse, delineano un orizzonte vasto e non riportabile ad un’esperienza determinata. Non sono storie “autobiografiche” in senso classico: si tratta di maghe etrusche, delle vittime di femminicidi o di vessazioni di psicopatici, di idiote guardiane di cimiteri paesani, di attrici impazzite sulla scena, di soprani che non riescono più ad uscire dal loro destino, di ragazze greche ammalate di solitudine nella periferia parigina. Sicuramente la mia adesione di autrice attiene non alle storie ma alle emozioni di queste donne, emozioni universali e per questo comunicabili al di là della fabula specifica, emozioni come la paura, la confusione, la rabbia, lo slancio verso orizzonti più ampi di quelli che il destino sembra determinare.

D: Hai studiato medicina tradizionale cinese, pratichi con costanza il Tai Chi e il Qi Cong da anni, hai partecipato a diverse forme di meditazione buddista. La tua ricerca spirituale ti aiuta nella tua attività di scrittura o comunque trova un rapporto con la tua arte?

R: La ricerca spirituale è per me una dimensione sempre più essenziale, anche al di là delle singole dottrine o pratiche. Credo che la dimensione spirituale più alta si trovi dopo aver percorso e superato le religioni e i rituali, in una sorta di “sacro vuoto”, come ho scritto in un testo recente. Da questo sacro vuoto possono scaturire tutte le storie, che per me sono anzitutto vicende di anime in cerca della propria dimensione, della propria verità.

MARY POLTRONI, regista, attrice e scrittrice. Laureata in lingue e letterature straniere, ha studiato recitazione presso il Conservatorio teatrale di Roma, diretto dal maestro Giovanni Battista Diotaiuti, sceneggiatura presso la scuola Omero di Roma con Isabella Aguilar e con Francesco Trento Come scrivere una grande storia e regia presso l’Accademia del Cinema Renoir con Francesco Munzi e presso il LAC, laboratorio d’arte cinematografica diretto da Alessandro Colizzi. Ha lavorato come attrice in teatro, al cinema e in tv con diverse produzioni. L’ultimo ruolo nel film per la regia di Giorgio Amato “Lo sposo Indeciso” con Giammarco Tognazzi, Ornella Muti e Claudia Gerini (2023). Ha scritto e diretto diversi cortometraggi. Il suo ultimo corto Un Amore ha vinto premi in festival sia internazionali che nazionali tra cui miglior corto, miglior regia e miglior sceneggiatura al Premio Roberto Rossellini, diretto da Renzo Rossellini. Nella sua attività di scrittura la poesia riveste una parte importante. Ha raccolto alcuni suoi componimenti nel libro dal titolo Urgenze (Veat edizioni, 2020). Dal 2020 collabora con la FEDERAZIONE UNITARIA ITALIANA SCRITTORI nell’organizzazione e promozione di eventi letterari.