Immacolate concezioni
(da IL SANSCRITO DEL CORPO, Fermenti 2007)

Basta con la Scrittura Capitale !

Solo minuscole plurali scritture

senza ipotesi di avvento  e palingenesi,

senza più Storia, senza più storie da raccontare

ma soprattutto senza più dogmi

poiché ineffabile è il tutto

non solo Dio come garantito da notarili teologie

ma l’universo stesso

le parole per definirlo

le pietre sulle quali scolpire i precetti

i sigilli da apporre alle verità di legge

la concezione che non riesce neanche a concepire se stessa –

macule  affatto immacolate

sui  fogli dove  il mondo si scrive, o si sogna:

certo fu facile col giovanile ardore

aderire alle contro-encicliche surrealiste

e tuttavia una tenace macula maculava l’afflato –

pensavo a  Breton & soci

che declinavano un’immaculée conception profana

spargendo celibe seme poetico sulle teste dei benpensanti,

ma una donna come oserà?

Non oserà – o sarà raramente,

sentendosi bâtarde come Violette Leduc,

che mescolava Montaigne e gli  intimi sussulti corporali,

Queneau e i postumi di  una madre di ghiaccio,

lirismi da collegiale, cronache di miseria,

e commetteva un peccato che a una donna non si perdona,

sia pure avanguardista:

accogliere nell’alambicco alchemico del corpo

il mondo intero con le scarpe e tutto

secondo il buzzo del momento

in piena padronanza, con androgina sapienza

incorporarsi l’opus imperfectum del mondo

per concepirne un concetto tutto suo,

tritarlo in sotto-prodotti chimicamente instabili

ricavarne legna da ardere al fuoco della scrittura

e con il molto scarto del mondo nutrire un’invincibile ironia

speziata e corroborante come un vin brulé.

 

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